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IL CORPO E LA STANZA - Ugo Attardi

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SLR151_04
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Tecnica pittorica: retouche su tela a inchiostro con intervento ad acrilico e olio dell'artista

Dimensione quadro: 70x60 cm

Anno: 2005

Autentica Archivio Storico Ugo Attardi

Opera pubblicata sul VOLUME VEDUTE URBANE PAG.42

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Ugo Attardi, pittore, scultore, incisore e scrittore italiano, nasce a Sori (Genova) il 12 marzo 1923 da genitori siciliani, che l’anno dopo la sua nascita si trasferiscono a Palermo dove dopo la scuola primaria si iscrive al Liceo Artistico.

Nel 1945, dopo essersi iscritto alla Facoltà di Architettura che non frequenterà a causa della guerra, si trasferisce a Roma dove comincia a dipingere e due anni dopo è, con altri giovani artisti, tra i fondatori del gruppo Forma 1 e firmatario del Manifesto dell’astrattismo. I primi lavori di Ugo Attardi, di ispirazione astratta e neocubista vengono esposti allo Studio d’Arte Moderna, alla Galleria Art Club e partecipa alla V Quadriennale di Roma (1948).
Negli anni Cinquanta lo stile del pittore si evolve verso un realismo dai forti accenti espressionistici alla Francis Bacon, partecipando attivamente alle Biennali di Venezia ed alle quadriennali di Roma con crescente successo.

Nel 1956, dopo aver tiene una personale alla Galleria La Tartaruga di Roma, dedica parte del suo tempo alle incisioni e, due anni più tardi a conferma del suo impegno politico, inizia la collaborazione con il giornale di politica e cultura Città Aperta. Negli anni Sessanta, nonostante gli impegni familiari (dal suo matrimonio con Elena Giaconia, sono nati due figli: una femmina Aura nel 1950 ed un maschio Andrea nel 1958) partecipa attivamente alla vita artistico – culturale italiana come promotore del gruppo Il Pro e il Contro, partecipa con il gruppo stesso a numerose mostre anche all’estero a Praga, Mosca, Los Angeles, Londra, Berlino, Parigi, New York e Cuernavaca.


Il 1967 è l’anno del suo esordio come scultore con l’opera Donna che cura un bambino ammalato e finisce il romanzo a sfondo autobiografico L’Erede selvaggio che lo ha impegnato per tre anni. Artista completo, Ugo Attardi continua a dipingere ed a esporre nelle Gallerie di Roma, mentre si affaccia ad altre forme artistiche come la preparazione di un Album dal titolo Questo matto mondo assassino che comprende 33 disegni, il bassorilievo ligneo Addio Che Guevara e lavora ai grandi gruppi scultorei L’arrivo di Pizzarro che terminerà nel 1971. Gli anni Settanta cominciano in bellezza con la pubblicazione del suo romanzo “L’erede selvaggio”, illustrato con proprie incisioni e che l’anno dopo vincerà il premio Viareggio e proseguono a ritmo serrato nella produzione di grandiosi gruppo di sculture in legno come Cortes e la bellezza dell’Occidente ed Il ritorno di Cristobal Colon che terminerà nel 1980. Nei due decenni che precedono la sua morte, avvenuta a Roma il 20 luglio 2006, le esposizioni ed i riconoscimenti ai suoi lavori vecchi e nuovi non si contano.

Le opere firmate da Ugo Attardi, collocate nelle principali capitali europee, abbelliscono musei e piazze. Solo per ricordarne alcuni: “Il Vascello della Rivoluzione”, del 1988 si trova a Roma presso il palazzo dello Sport; “Nelle Americhe”, del 2002 a Buenos Aires; “Ulisse” del 1997 si trova a New York; “Il Cristo” del 2002 è entrato a far parte dei Musei Vaticani mentre una scultura raffigurante Enea è stata donata al popolo maltese e collocata all’entrata del porto della Valletta. La città di Messina ha organizzato una importante mostra, la prima retrospettiva che prende in considerazione tutti gli ambiti della produzione artistica di Attardi: pittura, scultura, grafica e, naturalmente, letteratura e giornalismo dal titolo “L’erede selvaggio”. (2011-2012).

“L’erede selvaggio” racconta dell’infanzia e della formazione siciliana dell’artista siciliano di spirito, ma nato in Liguria. Il peso di questa “sicilianità”, intesa come eredità, stimolo culturale e impegno sociale, si avverte in tutta la produzione di Attardi, intellettuale e fine artista, che sa attraversare un secolo complesso dell’arte italiana ed europea secondo un proprio originale percorso.

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